Categoria: storia

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Il bidet , un sanitario per molti popoli sconosciuto

Il bidet (o bidè, anticamente bidetto) è un apparecchio sanitario utilizzato per l’igiene intima.

Etimologia

Il bidet di Maria Carolina di Napoli alla Reggia di Caserta, il primo in uso in Italia

Vaso e bidet in una moderna stanza da bagno

Il suo nome deriva dal francese bidet, termine che indica anche il pony (si , il cavallino). L’omonimia è dovuta alla somiglianza della posizione che si assume durante l’utilizzo del bidet con quella della cavalcata del pony. La parola deriva dalla radice celtica bid, col significato di piccolo, e bidein, piccola creatura.

arredamento bagno

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Storia

Il bidet era conosciuto presso la corte dei Medici a Firenze e pare sia stato introdotto in Francia da Maria de’ Medici, quando divenne regina di Francia nella prima metà del XVII secolo. Il bidet inizia a comparire negli arredamenti francesi tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo, ma non si conosce né la data certa né il nome del suo inventore. La prima testimonianza certa risale al 1710, anno in cui il probabile inventore, Christophe Des Rosiers, lo installò presso l’abitazione della famiglia reale francese. In realtà i bidet, immediatamente dopo l’introduzione, furono poco utilizzati in Francia; a Versailles ne esistevano in circa cento stanze, ma furono dismessi tutti in una decina di anni. I pochi esemplari usati finirono nelle case d’appuntamenti.

Nella seconda metà del Settecento la Regina di Napoli Maria Carolina d’Asburgo-Lorena volle un bidet nel suo bagno personale alla Reggia di Caserta, ignorando l’etichetta francese di “strumento di lavoro da meretricio”. L’inizio della diffusione di questo sanitario in Italia, dapprima nel Regno delle Due Sicilie e anni più tardi nel resto della penisola, è spesso fatta coincidere con questo evento. Dopo l’unità d’Italia, nella Reggia di Caserta i funzionari sabaudi si trovarono di fronte al bidet che non conoscevano e, dovendo redigere l’inventario degli oggetti presenti, lo catalogarono come “oggetto per uso sconosciuto a forma di chitarra”.

Dal 1900, durante l’età vittoriana, con la diffusione delle tubature all’interno delle case private, il bidet divenne un oggetto utilizzato non più in camera da letto, ma nel bagno, insieme al water, che sostituiva il pitale tenuto in camera.

Nel 1960 invece ci fu l’introduzione sul mercato di un sanitario risultante dall’unione del water con il bidet, particolarmente utile in piccoli ambienti in cui i due sanitari non troverebbero posto; esso è a volte detto “bidet elettronico”, ma in Italia non ha incontrato favore e non si è diffuso.

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Diffusione nel mondo

I bidet non sono presenti in tutti i paesi europei: sono comuni solo in Grecia, Spagna, Portogallo, Germania e soprattutto in Italia, paese nel quale l’installazione di un bidet fu resa obbligatoria nel 1975 , così come in Portogallo. Secondo un sondaggio francese del 1995, è l’Italia il paese in cui il bidet è utilizzato più di frequente (97%), seguito dal Portogallo al secondo posto (92%) e dalla Francia al terzo (42%); in Germania il suo uso è raro (6%) e in Gran Bretagna rarissimo (3%),

In America Latina i bidet si trovano in Brasile, Paraguay e Cile, e soprattutto in Argentina e Uruguay, dove sono installati nel 90% delle case private; sono abbastanza comuni anche in Medio Oriente. In Giappone, pur essendo pressoché assenti, sono però sostituiti nella funzione da un sanitario che unisce le funzioni del water e quella del bidet, detto washlet, presente nel 60% delle case private e non raro negli alberghi.

In Francia, Paese d’origine del bidet, a partire dagli anni settanta, per ragioni di economia e di spazio, sono raramente installati bidet nei nuovi appartamenti (dal 95% di presenza nei bagni nel 1970, la percentuale è scesa al 42% nel 1993) e una grande quantità di persone ha eliminato il bidet dalla propria casa.

Un fenomeno analogo si sta riscontrando in Spagna, dove è sempre più frequente la mancanza del bidet nelle nuove abitazioni e nelle vecchie case ristrutturate, per un uso diverso dello spazio, sebbene gli appartamenti di lusso e con almeno due stanze da bagno continuino a esserne equipaggiati.

arredamento bagno

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I residenti di paesi in cui il bidet domestico è raro (come gli Stati Uniti e il Regno Unito, ad esempio) spesso non hanno alcuna idea di come usarlo quando ne trovano uno all’estero. Gli americani hanno visto per la prima volta il bidet nei bordelli francesi durante la seconda guerra mondiale e ancora collegano questo sanitario all’idea che le prostitute lo usassero per lavarsi i genitali in seguito ai rapporti sessuali. I pregiudizi sono comuni tra gli abitanti di questi paesi, che a volte considerano il bidet un oggetto strano e anche sporco; ciò fa parte dei tabù legati all’igiene personale. D’altra parte gli abitanti di paesi in cui il bidet è comune si stupiscono ed incontrano difficoltà quando si trovano in paesi in cui questo sanitario è assente.

arredamento bagno Broil

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Rubinetto per il bagno, come nasce e come si struttura

Il rubinetto è un dispositivo di regolazione del flusso di materie liquide o aeriformi installato all’estremità (quindi regolazione dei flussi in uscita) o nel mezzo (quindi regolazione del flusso di passaggio) di un condotto, di una tubatura o di un serbatoio.

Nel primo e terzo caso si parla più propriamente di rubinetto, nel secondo di valvola.

Esistono diversi tipi di rubinetti e di valvole:

  • rubinetto a maschio
  • rubinetto a vite
  • miscelatore monocomando
  • miscelatore termostatico
  • rubinetto a spillo
  • valvola a saracinesca
  • valvola a sfera
  • valvola a rombo intarsiato

I più antichi rubinetti erano del tipo a maschio e sono attestati fin dall’epoca romana. Il rubinetto a vite (o vitone) è attribuito all’inglese Thomas Grill, che l’avrebbe inventato agli inizi dell’Ottocento. Questi rubinetti utilizzano un sottile disco di gomma o di neoprene che viene premuto, girando la vite, contro un’apertura circolare fino a bloccare il flusso dell’acqua. Dagli anni settanta del Novecento è stato messo a punto il miscelatore a dischi ceramici, benché i primi esperimenti di miscelazione siano più antichi.

arredamento bagno Garbagnate Milanese

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L’ottone cromato è uno dei materiali più diffusi per la realizzazione di rubinetti. La lega di ottone è lavorabile solamente con l’aggiunta di piombo che durante la Fusione e la lavorazione a caldo, si deposita negli strati più superficiali del rubinetto. Il tenore di piombo è compreso fra lo 0.5 e il 3% del peso della lega finale in ottone cromato. L’ottone delle rubinetterie può essere sia opaco che lucido, ma il suo utilizzo al vivo è limitato alle linee in stile classico.

Ma è bene specificare che l’ottone oggi è producibile senza l’utilizzo di piombo sia per criteri normativi che per l’abolizione del piombo quale metallo considerato gravemente dannoso per la salute.

L’ottone cromato ha un aspetto simile e puo’ essere facilmente confuso con l’acciaio inossidabile. Puo’ capitare che lo strato superficiale di piombo si stacchi in alcuni punti a causa del contatto con l’acqua che scorre.

L’Organizzazione mondiale della sanità ha elaborato una lista delle concentrazioni consigliate di metalli pesanti nei rubinetti per l’acqua potabile. Per il piombo nei rubinetti, raccomanda che il rilascio di piombo dai rubinetti nell’acqua non superi i 10 microgrammi per litro di acqua.

La Direttiva 98/83/CE ha stabilito una soglia di 25 microgrammi fino al 2013, e di 10 microgrammi dopo il 2013.

Vale la pena ricordare che esiste un consorzio di produttori di rubinetterie che aderisce ad un consorzio definito ottone verde, appunto perché realizzato con l’esclusione del piombo e delle sostanze ritenute o realmente dannose per la salute umana.

Purtroppo in stati quali la Cina e l’India non ci sono indicazioni precise circa l’utilizzo del piombo e, poiché i prodotti di rubinetteria cinesi in Italia sono importati in maniera massiccia, ci sono probabilità di rischio per la salute umana.

Con il passare del tempo diminuisce il rilascio di piombo quindi i rubinetti piu’ vecchi rilasceranno sempre una quantita’ minore di quelli nuovi.

Le raccomandazioni dell’OMS sono state recepite dalle legislazioni di Stati Uniti, Canada, Australia e Giappone. In questi Paesi, i produttori di rubinetti devono ottenere una certificazione, la NSF 61, che valuta il rilascio di piombo nell’acqua.

In Giappone, sono stati brevettati rubinetti realizzati in ottone cromato con silicio al posto del piombo, meno economici di quest’ultimo materiale.

rubinetto arredamento bagno Garbagnate Milanese

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Il “Museo del Rubinetto

Il “Museo del Rubinetto e della sua Tecnologia” di San Maurizio d’Opaglio, è un unicum al mondo; esso affronta l’affascinante ed atavico argomento del sofferto rapporto dell’uomo con l’acqua che potete visitare a questo link  http://www.museodelrubinetto.it/

La missione che il Museo si prefigge è quella di illustrare non solo la storia di San Maurizio d’Opaglio e del distretto industriale del rubinetto, ma soprattutto esporre le numerose tematiche relative alla potabilizzazione dell’acqua e l’uso delle risorse idriche con cui la tecnologia del rubinetto si è dovuta e si deve confrontare.

Il Museo intende ripercorrere la storia sociale dell’acqua e delle innovazioni che hanno permesso di dominare l’elemento liquido, trasformando la cura del corpo da pratica elitaria a fenomeno di massa, determinando il sorgere del distretto industriale del rubinetto e del valvolame nel Cusio.

Il Museo si propone anche come spazio aperto alla discussione sui temi legati alla produzione del rubinetto e del valvolame, ma anche su quelle globali relative alla disponibilità di acqua nel mondo e alla necessità di razionalizzarne l’uso per limitare gli sprechi e garantirne a tutti l’accesso. Finalità questa che è propria di quello strumento, semplice e insieme complesso, che prende il nome di “rubinetto” (dal francese “robinett” = “piccolo montone”, termine desunto dalla forma a testa d’ariete diffusa in Francia), una piccola chiave, in fin dei conti, che se ben utilizzata può consentire l’accesso al deposito dell’oro blu.

 

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Le origini della parola “bagno” e le prime tracce di rete idrica

E’ difficile ripercorrere lo sviluppo della Storia del bagno, se non altro perché questo ambiente ha avuto diversi significati e funzioni a seconda delle epoche e delle culture che si sono succedute.

La stessa parola, “bagno”, ha assunto diverse connotazioni col passare delle epoche. Il termine deriva dal latino balneum e originariamente indicava l’immersione del corpo in acqua (o altro liquido) per scopi non obbligatoriamente igienici o curativi, ma anche solo simbolici o rituali.
Nelle antiche civiltà questi ultimi erano di gran lunga più significativi dei primi (l’igiene personale è un concetto che si è sviluppato in epoche relativamente recenti).

Risale solo al XIX secolo l’abitudine di provvedere alla propria igiene personale quotidianamente, e con essa la necessità di adibire un ambiente dell’abitazione a questi scopi; il bagno, così come lo intendiamo noi, una sala dotata di servizi igienici dove poter espletare le proprie necessità fisiologiche e provvedere alla propria igiene in intimità, è insomma una “scoperta” abbastanza recente.

La nascita delle fognature

Le prime tracce di quelle che possiamo oggi definire fognature risalgono al 3000 a.C. e sono state rinvenute nella valle dell’Indo, tra India e Pakistan. Certo, parlare di bagno a quell’epoca è un tantino prematuro, ma a quanto pare le prime pratiche igieniche ci arrivano proprio dalle civiltà Indù. Evidentemente, anche a quei tempi esisteva un luogo utilizzato per dar sfogo ai propri bisogni fisiologici e dedicarsi alla cura di sé.

Al 2800 a.C., invece, risale addirittura la prima prova dell’uso del sapone.

Il primo wc della storia

Per trovare quello che possiamo definire l’antenato del nostro WC dobbiamo arrivare all’epoca del regno di Minosse, nell’isola di Creta. Siamo intorno al 2000 a.C. Si tratta di un elemento fatto di legno e ceramica, dotato di un canale di scolo sotterraneo collegato direttamente al fiume.

La prima vasca da bagno

Pare che risalga al 1700 a.C., e che sia stata ritrovata nel palazzo di Cnosso, dotato di un sistema di servizi igienici talmente all’avanguardia che per lungo tempo (diversi secoli!) non se ne sarebbero più visti.

Il primo bidet

Anche la storia del bidet è molto affascinante. Le prime testimonianze risalgono agli inizi del 1700, quando (precisamente nel 1726) l’allora ministro degli esteri francese Louis de Voyer, marchese d’Argenson, racconta nelle sue “Mémories” di aver sorpreso Madame De Prie mentre utilizzava quella che definì “una sedia di pulizia”: uno sgabellino con quattro gambe ed una vasca in legno dalla strana forma di violino. Approfondirò l’argomento in un bellissimo post dettagliato perché ci sono tantissime cose da dire!

“Civiltà in bagno” di Lawrence Wright ha scritto un libro sulla storia del bagno.

Chi era Lawrence Wright

Lawrence Wright, nato a Bristol nel 1906 e morto nel 1983, fu pittore e architetto. Il nome non dirà nulla ai più, ma non era esattamente uno sconosciuto. Sulla copertina del libro si legge che esponeva alla Royal Academy prospettive urbane e altri dipinti. Una sua opera, commissionata dal London Museum, fu addirittura esposta a Kensington Palace.

Cosa lo portò a scrivere un libro sulla storia del bagno?

Wright scrive: “La vita non si svolge mai secondo un piano prestabilito, e abbastanza spesso ci accade di renderci conto improvvisamente dell’estrema singolarità di una nostra azione. […] Ed è proprio con la sensazione del “ma-come-mai-ci-sono-capitato” che mi scopro a terminare un libro sui bagni e sui gabinetti di decenza. Questo non è il mio campo: io non sono un idraulico, né uno storico sociale. A quanto pare mi sono impegolato per gradi, senza accorgermene, in una situazione lievemente ridicola”.

L’autore racconta con la sua sottile ironia (che pervade l’intera opera) come si sia ritrovato in un progetto tanto singolare. Su richiesta della Signora Montgomery – a cui ha dedicato il libro – responsabile della Mostra dell’Edilizia all’Olympia Exhibition Hall di Londra, Wright acconsentì ad allestire una sorta di rassegna sulla storia della stanza da bagno.

Uso ancora le sue parole, che descrivono benissimo il mio stesso pensiero quando mi sono immersa nello studio della storia del bagno: “Via via che le ricerche proseguivano, l’argomento si rivelò più interessante di quanto non mi fossi aspettato, e il materiale affascinante, semmai troppo copioso. Venivano alla luce fatti sorprendenti”.

Al termine della sua straordinaria ricerca, affermerà soddisfatto:

“La storia dei popoli si impara meglio dalle loro stanze da bagno che dai campi di battaglia“.

L’allestimento fu organizzato sotto il titolo di “Pulizia e decenza” (titolo originale: Clean and Decent), e suscitò talmente tanto interesse che al termine dell’esposizione un editore propose a Lawrence Wright di farne un libro.

Clean and decent – Civiltà in bagno

Civiltà in bagno è quindi il risultato delle sue ricerche, un compendio di storia sociale e storia del costume che si ferma agli inizi del Novecento, come afferma lo stesso autore nella prefazione, aggiungendo che “l’opera vuole più che altro divertire, anche se i riferimenti culturali affiorano continuamente nella trama”.

Il libro è suddiviso in 18 capitoli. Come viene sottolineato sin dall’inizio, non è possibile disporre gli eventi in ordine cronologico, né distinguere delle epoche aventi simili abitudini igieniche o usanze relative alla stanza da bagno. Nel volume l’autore tenta quindi di suddividere i capitoli per tematiche, seguendo una certa coerenza. C’è da sottolineare inoltre che, essendo lo scrittore inglese, gli aneddoti sono ambientati in Inghilterra, Francia e Stati Uniti.